Diciamocelo: le fotografie si stampano sempre meno. Lo conferma la seconda indagine sul Foto-imaging in Italia condotta da Ipsos per conto di AIF (l’immagine mostra le foto stampate fuori, ma lo stesso comportamento vale per le foto stampate in casa).
Per molti le fotografie si “consumano” nel breve attimo in cui vengono postate su un social network o mostrate fuggevolmente sul monitor di un computer, su un tablet o financo sul minuscolo display del telefonino subito dopo lo scatto. Nella maggioranza dei casi, restano poi nella memoria della fotocamera – fino a che non si riempie – o in quella del PC in attesa di essere riorganizzate, operazione che spesso e volentieri si rimanda sine die, vale a dire che non si fa per niente.
Il fatto è che, dall’avvento della fotografia digitale, il risultato di uno scatto è subito visibile. I meno giovani si ricorderanno di quando per vedere come erano venute le foto si doveva attendere che venisse sviluppato il rullino: in questa attesa era spesso presente una componente di ansia perché se non erano venute bene non è che si potessero rifare. Oggi tutto questo è un lontano ricordo, come è rimasto un lontano ricordo l’album con le foto che si sfogliava insieme in famiglia o con gli amici per rivivere momenti lieti o comunque significativi della nostra vita.
Oggi stampare non è più una necessità ma solo un’opzione, un’opzione a cui spesso si rinuncia. Ma allora perché scattiamo tutte queste foto se poi non le stampiamo? Possibile che non sentiamo il bisogno di conservare i ricordi? Eppure a guardare le risposte qui sotto si direbbe che il 65% degli italiani (due su tre!) considerano la fotografia un modo per tenere vivi i ricordi e di catturare per sempre un istante prezioso.
A questo punto la domanda da farsi è: ma siamo davvero sicuri che il giorno in cui vorremo rivivere quei ricordi o quegli “istanti preziosi” riusciremo a ritrovare le fotografie che ci servono? Il bello è che non ne siamo poi tanto sicuri. Infatti non sono molti quelli che credono ciecamente sull’affidabilità dei diversi dispositivi o provider di archiviazione delle foto: la maggioranza degli intervistati considera che la stampa delle foto sia, alla pari di un hard disk esterno, il metodo più sicuro per conservare le foto.
Siamo quindi in presenza di un atteggiamento a dir poco schizofrenico: scattiamo le foto per conservare i ricordi, siamo convinti che la stampa su carta sia il mezzo più sicuro per conservarli, eppure non stampiamo le foto.
Resta comunque una consolazione: il 16% degli intervistati considera la fotografia una forma d’arte. Potrebbe sembrare una percentuale bassa, ma se pensiamo che in Italia ci sono almeno 11 milioni di persone che praticano la fotografia, stiamo parlando di 1,8 milioni di italiani per i quali la fotografia è una forma d’arte. Una gran bella notizia per le istituzioni culturali che promuovono la fotografia e per i galleristi che la vendono: almeno qui parliamo strettamente di stampa fotografica!









